Essere altrove è un po’ una filosofia di vita. Si può vivere in un luogo e immaginare continuamente di trovarsi da un’altra parte. Quello spirito che gli inglesi chiamano “wanderlust”, ovvero “desiderio di esplorare”. In realtà, a ben guardare, la parola stessa è una dichiarazione d’esistenza dell’altrove perché proviene essa stessa da un altro luogo, da un’altra lingua, da altre culture: dal tedesco Wandern che vuol dire esplorare, vagare, e da Lust che invece significa desiderio. Wanderlust è quindi già in se stessa un richiamo all’altrove, come spesso insegna in magico mondo delle parole e del loro senso.
Essere altrove è mosso dalla spinta della curiosità, della voglia di novità, della ricerca continua di lati inediti anche laddove si pensa di conoscere ogni angolo. Si può essere altrove anche restando a casa propria, viaggiando tra le pagine di un libro, ascoltando musiche nuove, chiacchierando con chi è stato altrove o semplicemente ben radicato lì dov’è e quindi in grado di raccontare storie.
[IMAGE: https://cdn.steemitimages.com/DQmPHCs1guvZyh8VFK3uJiBqYBhmpexZxa4D5hhr84HgPDV/624ABADF-9609-4F0A-8148-2D6B31DEDD4E.jpeg]
Durante queste settimane di vacanza, ho lasciato vagare liberamente quella componente di desiderio di conoscenza in una dimensione necessariamente di lentezza, pausa, ricarica.
E quindi wanderlust ha significato leggere, leggere tantissimo e scrivere, scrivere parecchio nel contempo. Lunghe passeggiate in bicicletta, cruciverba su un’amaca proveniente dall’altro lato del mondo, nuotare in acque blu cristalline in un mare di silenzio, e poi serate in giro per vicoli e strade nuove, con la luna piena o con una falce gialla circondata di stelle nel cielo notturno. Sono stata altrove: lungo la costa del Tirreno, dalla costiera amalfitana alla Toscana, passando per la Versilia, Napoli, Sorrento, Nerano e l’Argentario. Un viaggio verso l’altrove in luoghi conosciuti. Che si possono fare tante cose belle per la prima volta anche lì dove si è sempre stati. Per esempio, l’opera sotto una volta stellata; pedalare attraverso una pineta nuova per raggiungere il mare; scoprire quel nuovo posto dove si mangia pesce sulla spiaggia di Puolo; passare dopo tanto un pomeriggio intero a leggere ininterrottamente; fare le 5 del mattino suonando sempre la stessa canzone su una chitarra scordata. Dimenticarsi un po’ del mondo per concentrarsi sull’altrove, con la consapevolezza che prima o poi bisogna pur tornare. Passando i giorni pensando al prossimo viaggio.
[IMAGE: https://cdn.steemitimages.com/DQmYQibWAX96ZXk5egaMbPh2A4S7sJqSAWGXoFGKvUrNEMu/48C392C2-9113-424D-B805-BFA6243D1583.jpeg]
[IMAGE: https://cdn.steemitimages.com/DQmZ3ex7xrPPoqXedydpd5yP3TR98rQx32aEpDkhM8RxGWo/1A9125E8-2ECD-4D6F-8971-3E17699AD561.jpeg]
[IMAGE: https://cdn.steemitimages.com/DQmaNmJWBjaLH5LmSWnrc496tPVrjrAi2rZiWnGrSCwfyFD/70898AF5-29AB-460C-B14E-1109ADAB5E61.jpeg]
(Immagini e pensieri dell’autrice)